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24 ore da dimenticare. O forse no.

Pubblicato: 13 dicembre 2018 in 2018
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È incredibile. Quando ieri mi sono svegliata e ho capito la mia nuova libertà posso dire di essermi avvicinata alla felicità più di quanto non sia successo negli ultimi… quindici anni..?

Poi è iniziato un rosario di situazioni complicate e sgradevoli, fino a sera. E molta di quell’energia mi ha abbandonato.

Oggi non è andata molto diversamente. Fino a sera. Quando la situazione cui tengo maggiormente l’ho recuperata.

Forse il vero viaggio, quello di esplorazione e conquista di nuove terre, prevede che non si possa portare sempre tutto. E anche le cose più care o le persone positive cessano improvvisamente di essere un valore aggiunto.

Probabilmente, alcuni tratti vanno percorsi da soli. O, molto più semplicemente, sono io. Non lo so.

Oggi, all’ennesima spiegazione di una mia scelta, non capita, mi sono chiesta perché. Perché stavo perdendo tutto quel tempo a parlare con chi, da tempo, non mi vede veramente? Perché rispondere a chi, con qualunque intenzione, contesta la mia natura? Nel mio mare non c’è posto per tutto. Né tutti. Nel mio mondo, chi desidera esserci, si mette al mio livello e cammina nella mia stessa direzione. STOP.

Ho paura

Pubblicato: 14 ottobre 2018 in 2018
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È bastato veramente poco, pochissimo.

Accettare un invito e ritrovarmi a fare una delle cose che mi piace di più, camminare, in una natura sconosciuta, con panorami mai visti. Su e giù, tra boschi e prati, scorci suggestivi. E non sentire nessuna fatica, anzi: passo dopo passo l’energia aumenta, si risveglia, accompagna e scuote.

E tornare a casa col sorriso e… improvvisamente…

Ho paura!

Di non avere tempo a sufficienza.

Oggi sto nascendo veramente, le strade tracciate dagli altri non mi interessano più. Non mi faccio più condizionare. E in questa libertà d’azione cammino, cado, scappo .. ma poi torno. E conquisto piccoli pezzi di me ignorati da sempre. È felicità pura, tutto questo.

Ma poi arriva la paura, che arrivi la vita e si riprenda tutto: “Hai perso troppo tempo, ciccia, cazzi tuoi!”.

E io che voglio tutto. E che sarebbe bellissimo: tutto e subito, ma purtroppo non si può fare. E io che non ho bisogno della luna, ma di un raggio di sole che mi accompagni dall’alba al tramonto, in assoluta normalità. La notte ci penso io: mi perdo nei sogni e lo vado a cercare, il mio raggio di sole.

E io che certe cose non le posso più fare, chiudo la finestra verso il passato e spalanco quella sul futuro. Scaccio la paura. Non penso al tempo. E dico si. Alla Vita.

Nella speranza e nell’attesa

Pubblicato: 23 novembre 2017 in 2017
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C’è nessuuunooo?

Pubblicato: 18 luglio 2016 in 2016
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Stavo pensando a quella pubblicità di qualche anno fa dove una solitaria particella di sodio passa il tempo alla ricerca di compagnia nella sua bottiglia d’acqua, invano.

Ecco. Ogni tanto mi sento così. Ho seminato tanto, in questi anni e moltissimo in questi ultimi mesi. Ogni piccolo seme apre una finestra di speranza, e mi riempie di energia. Poi ci sono i tempi tecnici. Quanto durano? Dipende. Manteniamo alta l’energia e continuiamo a seminare. Ok, ci sto. Va bene. Riguardo i semi, spero almeno di vedere spuntare qualche germoglio, piccolo.. Ma non vedo niente. Dove sbaglio? Continuiamo a seminare, dai! le cose cambieranno! Ho capito, ma quando? Perché forse bisogna porsi delle domande. O aspettare e seminare senza vedere grandi risultati si trasforma in un loop paranoico. Poi ieri, in un momento di sconforto, mi arriva la segnalazione di guardare un video:  ‘Non mollare!’. L’ho guardato e mi è cambiato l’umore. Ho anche sorriso per la bizzarra coincidenza. Ok, non mollare…

Ho ripreso in mano la mia bustina dei semi, ho ripulito gli attrezzi, limato le unghie ed è ripartito il loop. Cerca, semina, innaffia e osserva. Cerca, semina, innaffia e osserva.

Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio.
(Antoine de Saint-Exupery)

Passa tempo

Pubblicato: 27 Maggio 2016 in 2016
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La primavera e l’estate trasformano la collinetta in un salottino abbastanza fresco da permettere agli anziani di trascorrere ore in compagnia a osservare il mondo.

Sono tutti estremamente cortesi, sorridono e salutano. Dicono sempre le stesse cose a Giò e Romeo. Noi ricambiamo con la stessa cordialità. Solo l’ultima volta Giò ha sbuffato: ‘Ripetono ogni volta la stessa domanda! Perché mamma? me l’hanno chiesto ieri…’.
E tu rispondi, non ti costa nulla!

C’è chi vorrebbe accarezzare Romeo. Lui si accerta che quella mano non nasconda qualcosa di interessante da mangiare e poi tira: è ora della passeggiata, non fateci perdere tempo…

Soprattutto uno di loro mi incuriosisce. Arriva la mattina presto, rientra a casa per la pausa pranzo; poi di nuovo su quel muretto. Fino a tardo pomeriggio. Non l’ho mai visto parlare con nessuno. Ci salutiamo sempre, ma niente di più. E’ maniacale con quel che giudica fuori posto, che siano cartacce o foglie cadute. Inizia a maneggiare con fare incerto  il suo bastone e, raggiunto lo scopo dopo una lunga lotta, ricomincia qualche centimetro più avanti. Il che, unito a un’andatura lentissima, trasforma il suo breve tragitto in un lungo viaggio.

Ieri lo osservavo da lontano. E mi sono resa conto che non riesco a dare una storia agli anziani. Ogni tanto lo faccio con i bambini, immaginandomeli grandi approfittare dei talenti che emergono in quest’età. Ma non riesco a osservare un volto e vederlo giovane che scherza con le ragazze o brinda al suo nuovo lavoro. Come se un anziano fosse nato anziano. E mi chiedo cosa pensi tutto il giorno seduto all’ombra, senza parlare con nessuno, col mondo che gli passa davanti. Se nella sua testa il c’è lo stesso fermento che c’è fuori. E mentre noi andiamo avanti senza sapere come ci arriveremo, penso che probabilmente sarà bello trovare un teatro umano da osservare, quattro chiacchiere, sempre le stesse, due risate in compagnia, allontanando la paura.

E’ pericoloso sporgersi….

Pubblicato: 1 gennaio 2016 in 2016
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Sorvoliamo su 2015/2016, per carità, meglio che sia finito, ma bastasse un numero a girare le cose…. Per esperienza so che non c’è limite al peggio, quindi so che si può scendere in basso all’infinito… e che anche quando pensi: ormai non posso che risalire… non è vero! Quindi. Non dico niente, affronterò le cose come verranno….

E’ una specie di magia che in un attimo mi porta via, mi ritrovo piccola in macchina, quattro bambini seduti dietro a contendersi i posti ai finestrini, sentire l’aria in faccia, o mani fuori per trattenerla, giocare con lei, mentre tra i fratelli iniziano le lotte e i ‘quanto manca?’…

Passa il tempo e il viaggio è in treno, tra Milano e Padova e viceversa, con quelle targhette che avvertivano, in quattro lingue: “E’ pericoloso sporgersi dal finestrino….” Mi sembrava quasi un invito irresistibile a farlo. Oggi non si può più, è tutto sigillato.  Si usciva sul corridoio a fumare la sigaretta, con quel continuo passaggio di viaggiatori, quei sedili a scomparsa, e quella voglia di sporgersi, urlare, e ridere.

Per passare il tempo si parlava. Magari del tempo,  o di cose profondissime. Con gente mai vista e che non avremmo rivisto mai più. Oggi ci portiamo il nostro mondo sempre con noi, benedetti/maledetti smartphones. Tutti con le cuffiette, a messaggiare. E quei pochi che cercano un contatto, vengono liquidati spesso con un senso di fastidio. Io sto lottando contro la tentazione di tenere Giò sotto controllo, non insisto perché esca col cellulare, preferisco dargli quello che ho avuto io: la fiducia. I nostri genitori non avevano scelta, noi si. Io non ho voglia di vivere in attesa di uno squillo, per ora resisto.

Torno al mio viaggio: ho voglia di mettere da parte tutta la tecnologia. Mi sono persa, anche con una cartina in mano mi perderei. Non voglio sentire quella voce che mi guida, la strada la devo trovare da sola. Probabilmente sono fuori tempo massimo, arriverò per ultima e non troverò nessuno ad accogliermi alla meta. Devo ripartire da me. E da quello che di buono ho nella vita. Voglio potermi sporgere dal finestrino, tra le urla, le risate, guardare le nuvole e giocarci. Ritrovare la semplicità, e correre. Forse posso ancora raggiungervi.