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Non tutti i treni portano a casa

Pubblicato: 15 aprile 2017 in 2017
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O, forse, la casa non riesco a vederla. O, ancora, sto cercando una casa che non c’è… più. Potrebbe essere.

La maniacale volontà di cancellare chili di scorie e fette di prosciutto sugli occhi so che mi sta portando a compiere esagerazioni che non sono salutari ma, d’altra parte, chissenefrega… ho bisogno di arrivare e arrivare veloce per sentire che cavolo (!)  riparto da dove voglio io!

Oltre a questo un gran casino: il più delle volte mi sveglio con una quantità di energia tale che sembro ‘drogata’, corro e faccio e faccio e corro e nessuno può fermarmi. Talvolta mi trovo in situazioni tali che le parole escono troppo velocemente e mi ritrovo a pensare: ‘non è vero che sto dicendo questo..’

L’istinto prevale sulla razionalità. Va bene così, perché le cose iniziano a muoversi nella direzione giusta, sperando non si tratti di un miraggio. Sto trovando qua e là cerotti per l’anima che rimarginano alcune ferite e mi riportano verso una sorta di normalità.

L’ultimo terremoto ha lasciato macerie che non intendo rimuovere: mi aiuteranno a ricordare, quando arriverò al punto e dovrò decidere la MIA direzione.

Oggi sono qui e mi chiedo perché in questo momento non riesco a sentirmi a mio agio in nessun posto del MIO mondo. Perché trovo irritante quasi tutto. Perché ho voglia di camminare e camminare sempre in avanti senza dover tornare indietro. Come la corsa di Forrest Gump. Sapendo di non poterlo fare, però.

Vorrei tanto avere un luogo dove poter gridare forte, fortissimo e tirare fuori tutto quello che ho voluto accumulare dentro di me, per un’illusione di equilibrio che poi, alla fine, equilibrio non è mai stato…

Se fosse nella mia natura seguirei la strada di Battisti: ‘..prendere a pugni un uomo solo perché è stato un pò scortese, sapendo che quel che brucia non son le offese…’ ma la violenza proprio no, non mi appartiene.

Quindi non mi rimane che camminare, e camminare. E tornare a casa. E, al più presto, ritrovarmi.

Photo credit: susie2778 Full steam ahead. via photopin (license)

E’ pericoloso sporgersi….

Pubblicato: 1 gennaio 2016 in 2016
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Sorvoliamo su 2015/2016, per carità, meglio che sia finito, ma bastasse un numero a girare le cose…. Per esperienza so che non c’è limite al peggio, quindi so che si può scendere in basso all’infinito… e che anche quando pensi: ormai non posso che risalire… non è vero! Quindi. Non dico niente, affronterò le cose come verranno….

E’ una specie di magia che in un attimo mi porta via, mi ritrovo piccola in macchina, quattro bambini seduti dietro a contendersi i posti ai finestrini, sentire l’aria in faccia, o mani fuori per trattenerla, giocare con lei, mentre tra i fratelli iniziano le lotte e i ‘quanto manca?’…

Passa il tempo e il viaggio è in treno, tra Milano e Padova e viceversa, con quelle targhette che avvertivano, in quattro lingue: “E’ pericoloso sporgersi dal finestrino….” Mi sembrava quasi un invito irresistibile a farlo. Oggi non si può più, è tutto sigillato.  Si usciva sul corridoio a fumare la sigaretta, con quel continuo passaggio di viaggiatori, quei sedili a scomparsa, e quella voglia di sporgersi, urlare, e ridere.

Per passare il tempo si parlava. Magari del tempo,  o di cose profondissime. Con gente mai vista e che non avremmo rivisto mai più. Oggi ci portiamo il nostro mondo sempre con noi, benedetti/maledetti smartphones. Tutti con le cuffiette, a messaggiare. E quei pochi che cercano un contatto, vengono liquidati spesso con un senso di fastidio. Io sto lottando contro la tentazione di tenere Giò sotto controllo, non insisto perché esca col cellulare, preferisco dargli quello che ho avuto io: la fiducia. I nostri genitori non avevano scelta, noi si. Io non ho voglia di vivere in attesa di uno squillo, per ora resisto.

Torno al mio viaggio: ho voglia di mettere da parte tutta la tecnologia. Mi sono persa, anche con una cartina in mano mi perderei. Non voglio sentire quella voce che mi guida, la strada la devo trovare da sola. Probabilmente sono fuori tempo massimo, arriverò per ultima e non troverò nessuno ad accogliermi alla meta. Devo ripartire da me. E da quello che di buono ho nella vita. Voglio potermi sporgere dal finestrino, tra le urla, le risate, guardare le nuvole e giocarci. Ritrovare la semplicità, e correre. Forse posso ancora raggiungervi.