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Tutto bene. Lo dico subito, a chi mi vuole bene.

Ma le ultime 24 ore, devo dirlo, sono state tremende.

Hai presente quando arrivi ad una certa età? e devi farti dei controlli? e se tutto va bene il risultato ti arriva a casa altrimenti “la chiamiamo noi”?

Ecco: mi hanno chiamato loro! “Buongiorno! La chiamo per quell’esame che ha fatto.. E’ necessario approfondire.. Niente di grave, stia tranquilla. Nove volte su dieci sono falsi allarmi…” Ha continuato a parlare, ma non mi ricordo niente. “Potrebbe venire domani?” Anche oggi! Anche subito, verrei!

Quanto tempo manca a domani? Fino a un minuto prima pensavo, anzi, ero certa, che finalmente le cose stavano lentamente rimettendosi nei giusti binari. Che potevo dire ‘domani’ senza troppa ansia, che potevo non sentirmi isolata e sola. Potevo, in qualche modo, sentirmi ottimista… Ma quel ‘domani’ era improvvisamente sparito. Un destino stronzo è arrivato, mi ha strappato le carte dalle mani e dovevo scegliere: ‘Imprevisti’ o ‘Probabilità’? I mazzi sono coperti. E io così piccolina…

Ho cercato di aggrapparmi a quelle frasi consolatorie su quanto le esperienze peggiori si rivelano alla lunga le migliori perché ci aprono orizzonti impensabili. Ma non mi sono sentita meglio. Non ho voglia di trovarmi ancora nella palude, una nuova lotta quando, ancora, non ho risolto quella attuale. Almeno: non del tutto. Il respiro si è fatto di nuovo cortissimo. E per quanto abbia tentato di razionalizzare, perché non ne valeva la pena, fino a domani, di sentirmi tanto vulnerabile, ho capito quanto sia potente la paura. Perché di fronte alla paura siamo totalmente disarmati. Non ci sono ragionamenti. Il mio corpo sapeva la risposta. Io  no. E dovevo accettarla. E ripartire eventualmente da un punto imprevisto perché è così. Non si può scegliere. Solo accettare la nuova rotta.

Domani è arrivato. L’ora X pure. Mi sono seduta nella sala d’aspetto e ho riconosciuto subito un’altra donna a cui, sicuramente, era stata fatta la stessa telefonata. Sembravamo gemelle, nell’atteggiamento e nello sguardo.  L’esame è stato scrupoloso e, mi è sembrato, lunghissimo. Le espressioni del dottore non suggerivano ottimismo. Né pessimismo. Niente. Ho provato a mettere in totale assenza di pensieri la testa immaginando della nebbia fitta oltre la quale tutto può essere. Un borbottio incomprensibile, e stavano per scendermi le lacrime. ‘No.’ cosa no? ‘Falso allarme’.  E finalmente il sorriso. E, senza vergogna, la felicità. Riparto da qui. Ma questo viaggio imprevisto, in cui ho toccato tante tappe in poco tempo, mi ha insegnato molto. E un rimpianto: tante amiche, quasi tutte astemie, che non capiranno mai come sarebbe stato bello, stasera, condividere un Negroni… o due..