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Venerdì sera. Fine lavoro. Metropolitana. Penso. Un bicchiere di vino, per planare dolcemente nel fine settimana.

Penso. Mi sento ferita, ma non faccio l’errore di cedere alla rabbia. No. Ho cose più importanti da fare che accartocciarmi in mille sterili ragionamenti che non cambiano nulla. È evidente che ci sono persone che si sentono autorizzate a vedermi (e trattarmi) come una stupida. A prendere le mie frasi, svuotarle, decontestualizzarle e sbattermele in faccia. Va bene così. Magari trovare le palle per essere sinceri sarebbe stato più gradito. Ma almeno ora è tutto chiaro.

Cerco di rientrare e ficcare in fondo all’anima l’amarezza. Cerco di sorridere. Prendo il mio bicchiere di vino, qualche oliva e i crostini di mais: vorrei solo planare dolcemente nel weekend..

Penso al colloquio di mercoledì. A quanto costa ammettere che tutta la strada che credevo di aver fatto in realtà sono solo pochi metri. E che questo mi ha di nuovo tolto il fiato. Ho ricominciato a respirare con fatica. A cercare aria. E capire che così non va bene.

In pochi giorni è cambiato tutto. Ma oggi ho imparato a ripartire con le carte che ho in mano. Ho obiettivi chiari, mi sento solo un po’ più sola. Ma ho un’immagine nitida nella mia testa, che mi aiuta quando vado in affanno.

Qualche sorso di vino. Qualche oliva. Due crostini. Toni rabbiosi e recriminazioni. Volevo planare dolcemente nel weekend, ma non è questo il mio momento. Non cedo alla rabbia, però. Ho troppe cose da fare per consegnare il timone a chi mi ferisce.

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Nel dubbio, stammi lontano

Pubblicato: 14 febbraio 2019 in 2019
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Ore 19.30. Sono delusa. Stanca. Voglio solo voltare pagina. Sono sotto casa. Devo attraversare.

La vedo la macchina che arriva. Percepisco la sua velocità. Ma, cazzo: ti devi fermare! Io continuo. Sono sulle strisce. Anche la macchina continua. Non mi fermo. Non riesco a capire se sta rallentando. Un altro passo. Io vado sempre più piano. La macchina si avvicina sempre più. Mi sembra velocissima.

Eccola: la paura. In quel momento in cui non dipende più nulla da me. Non ho margini. Non ho tempo per tornare indietro, né per correre in avanti. La mia vita è nella mano di uno sconosciuto.

Certo: potevo evitare questa stupida sfida. Sono stanca. E delusa. Ma non voglio morire.

Ad un passo da me la macchina si ferma. Non ci guardiamo, non ci vediamo. Non ci insultiamo né ci parliamo. Nel dubbio: stammi lontano. Non ho più margini. Voglio solo chiudere questa giornata.

E alla fine: il sole!

Pubblicato: 3 febbraio 2019 in 2019
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Neve. Pioggia… pioggerellina… foschia….

Poi parole: tante… Troppe!! Toni aggressivi. Urla.

Inchiodata a quella sedia vedo il mio programma sgretolarsi… e cerco le risorse per resistere, mentre immagino come sarebbe stato bello essere sulla riva di un qualunque mare d’inverno, magari sorseggiando un calice di prosecco che a stomaco vuoto libera da tutte le catene… e cominciare a ridere e a dire cazzate, in compagnia di chiunque volesse starmi vicino senza giudicare, senza pretendere, senza niente, solo cazzate e risate. Solo leggerezza. E silenzio. In cui riporre tutti gli errori.

Poi guardo fuori e c’è il sole. E guardo dentro di me. Sento qualche raggio raggiungere il cuore e scalfire e sciogliere un pochino quel ghiaccio che mi tiene al riparo dall’Amore. Ma non dalla rabbia. Né dalla gabbia in cui, ostinatamente, cerco una nuova dimensione in cui ritrovarmi.

Infiniti mondi

Pubblicato: 29 gennaio 2019 in 2019
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Il pomeriggio è freddo ma c’è il sole: come faccio a stare a casa?

L’incontro di oggi mi trova impreparata. Quando vengo investita da quel torrente in piena di parole vedo chiaramente che non ce la posso fare. Guardo la persona e annuisco. So che non si aspetta questo da me. Vuole di più. Mi sollecita a intervenire. Vuole la mia visione alternativa. Ma, cazzo! Ho bisogno di tempo!

Come faccio a spiegarti dove sono? È che ho “viaggiato” tanto, ultimamente. Ho dovuto esplorare il mio mondo, disegnarne la mappa; scoprire le trappole e combattere contro la paura. Ho trovato un varco. Esco e rientro, infinite volte.

“Hai idea di quanti mondi ci sono là fuori?”.. È questo quello che vorrei dirti. Ma sono sicura che non capiresti. Eppure te lo urlerei in faccia! Esci da quella rabbia. Guarda l’enorme opportunità, ora che il tuo mondo di prima è stato raso al suolo. Guarda nelle pieghe della tua anima, guarda nei posti più nascosti. Ascolta le voci meno ovvie. Sii pronta a mettere in discussione tutto. Fai quello che non hai mai fatto, pensa a te avvicinandoti a quello che avevi rifiutato. Rivalutati, completamente: pensa a quello che di te è stato stabilito da altri. Vale ancora?

Ma tu non vuoi volare. E io non posso (più) strisciare. Comunque ti fidi, e ricominci a parlare. E io ti ascolto. Mi sento felice, perché ho finalmente visto tutta la strada che ho fatto. Ci incontreremo un giorno. Forse.

Pensavo…

Pubblicato: 16 gennaio 2019 in 2019
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… e non è la prima volta, quanto una casa, quando anche l’ultimo dei suoi abitanti se n’è andato, diventi improvvisamente triste.

Ed è incredibile ripensare a tutta quella vita che, giorno dopo giorno, è passata di lì. I bambini e poi i ragazzi, gli amori, le serate, le feste, le grandi cene con gli amici, le litigate, anche violente, i momenti più difficili e tristi. E la risata di un bambino, che avrebbe potuto ridare la speranza; e la porta sbattuta in faccia, che ha aperto la strada all’abbandono prima. Al degrado poi. Al nulla, ora.

Sta arrivando una nuova famiglia, cancellerà le tracce di quello che è stato e costruirà la sua storia. Non saprà nulla di ciò che è passato di lì e noi non sapremo nulla di quello che sarà.

E la casa rimarrà solo un ricordo dentro il cuore di chi è passato di là.

Il magico potere del disordine

Pubblicato: 12 gennaio 2019 in 2019
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Ordine nel caos.

Chi mi conosce, chi ha avuto la (s)fortuna di frequentarmi da vicino, lo sa: vivo nel casino! Ho abitato una vita in una casa da copertina, in ordine, pulitissima e curata. Ovunque. Tranne una camera: la mia. Blindata, chiusa a chiave e dentro una montagna di cose, ovunque. Una volta mi hanno detto che era il modo di rendere del tutto inaccessibile il mio mondo. E da allora è finita: il mio disordine aveva una filosofia, perché cambiare?

Poi mi sono scelta una casa e mi sono ritrovata in un mondo che non mi aspettavo e, soprattutto, non avrei mai voluto. Il mio disordine esteriore doveva essere moderato ma, soprattutto, per rendere accettabile la quotidianità, cercavo di mettere ordine nei gesti, nelle parole e nei ritmi, un rigore assoluto per alleggerire le nostre esistenze, perché tutto avesse comunque un senso. Mi raccontavo le favole. E in questo mondo tutto aveva un senso. Tutto appariva persino normale. Non ho mai perso il mio sorriso. Altro, però, sì.

Caos nell’ordine.

Non lo so se sia successo anche prima. Sicuramente io non sarei stata in grado di sentire, vedere e capire.

C’è stato un momento, molto dopo il punto di non ritorno, in cui mi sono  sentita pronta ad aprire le finestre e farmi raggiungere. Da una brezza, inizialmente. Che si è trasformata in un vento via via più forte. Fino a una miracolosa tromba d’aria. Devastazione. Caos!

Il cambiamento ha bisogno del Caos. 

Improvvisamente: sono sparite le certezze, i principi, le idee di sempre. Ho sentito una libertà mai provata prima. Le voci lontane di chi non capiva non mi raggiungevano. Sottofondo senza importanza.

Sacher a parte, ho messo in discussione TUTTO.

Quello che mi ha portato a una vita senza senso, perché mai dovrebbe essere la base per la persona che voglio essere? 

Demolire le certezze. Guardare oltre le idee di me stessa, su me stessa. Distruggere i ruoli, i ritmi, le gabbie. E’ un viaggio senza ritorno ed è magnifico. 

Non è tutta farina del mio sacco. Ho incontrato chi ha saputo farmi procedere superando la normale razionalità, con creatività e come mai ho fatto nella mia vita.

Il castello di rabbia è crollato, e mi trovo a pensare: ca..o! tutto è ancora possibile!

Non lo so se è proprio vero. Alle volte so che sarebbe più facile fermarmi e accettare che è andata così. Sedermi e aspettare. Che l’esuberanza passi. E i desideri si plachino. E l’energia si spenga. E accettare i normali ritmi dell’esistenza. E in qualche modo andare avanti. Rimettere un po’ di ordine fuori di me. E accettare il disordine dentro di me. E…

che ca..o!! NO!!

PS: Grazie. A chi ha portato, porta e porterà disordine nella mia vita.
Ma non è più necessario “occuparsi” di me.

IMMAGINE: Joost J. Bakker [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

…amore…

Pubblicato: 11 gennaio 2019 in 2019
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L’inquietudine di oggi è sepolta da bocconi e bocconi di cibo insensato. La cena a base di Spritz, triangoli di mais, stick di polenta fritta e salse varie mi ha creato quel giusto senso di disagio. Ma che ca..o sto facendo?

Ora basta, dai!

Mi stanno tornando in mente tante cose, disordinatamente. Disordinatamente le accolgo.

E improvvisamente penso alle parole di un cantante che canta sempre l’amore per la sua donna, la stessa che ha cercato per tutta la vita.

Penso a quelle coppie di amici che tra fidanzamento e matrimonio stanno insieme da trent’anni e da trent’anni condividono, vivono e camminano nella stessa direzione.

Poi penso a me e vedo improvvisamente tutto il vuoto delle scelte sbagliate. Penso a quando, quasi quindici anni fa, ho sentito esplodere dentro di me un amore come mai l’avevo sentito prima. Ed è un flusso che mai si è interrotto: enorme, dirompente. Quella forma così enorme di amore ha occupato tutto lo spazio di un cuore che ha sempre sbandato tra insicurezza e paura.

Oggi cerco delle briciole da cui ripartire, che mi diano quel calore di cui sento un improvviso bisogno. Un amore che mi esploda dentro, che mi faccia sentire forte perché amo. Non un uomo. Non solo mio figlio. Non solo lo scorrere delle parole. Non solo gli scambi con gli amici. Un amore con su scritto il mio nome. Un amore che parli di me, che dialoghi con me e che, finalmente, mi accompagni e mi sostenga per il resto della mia vita.