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Dall’altra parte del vuoto

Pubblicato: 25 settembre 2020 in 2020
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La paura dà sostanza alle ombre trasformandole in un corpo distorto, gigantesco, minaccioso. Il vuoto è una cassa di risonanza, l’eco conferma la presenza dei fantasmi, il suono di passi troppo solitari aggrava, è come una benda sugli occhi che non fa capire la direzione, la velocità, il senso.

Io lo so: se non si addormenta la paura, se si accetta di lasciarla camminare con noi senza farsi schiacciare, si va avanti trascinando questa pesante zavorra che a volte toglie il fiato, che a volte obbliga a sedersi e aspettare.

Il tempo passa e la sensazione è di girare a vuoto, di buttare via ore, o giorni: incapaci di vedere, progettare, afferrare la vita.

Rassegnata ad andare verso un’unica direzione: il fallimento.

Il buio nasconde, non elimina.

A pochi passi dalla vetta, col respiro spezzato dall’ansia, convinta di non avere più energia, improvvisamente un lampo, che illumina tutto, e un tuono, che scuote fino alle viscere. E le lacrime che esplodono da chissà dove e finalmente escono, copiose e inarrestabili; parole compresse da troppo tempo rompono le catene e colpiscono dove devono colpire. Il mio corpo diventa sostanza, le ombre rimpiccioliscono fino a scomparire e la luce prende il sopravvento su tutto.

È l’altra parte del vuoto, dove conta quello che ho, dove vedo quello che è, dove non sono sola. E finalmente posso riposare… per poi ripartire…

Scucitura

Pubblicato: 20 agosto 2020 in 2020
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Era andato tutto bene. Fino a ieri. Ma poi…

Il filo con cui ho ricucito i lembi di quel buco nero nell‘anima si deve essere spezzato. O il nodo si deve essere allentato. Dalla voragine è esploso il ciclone, di nuovo, e ha spazzato via tutto. E tutti.

Devo trovare il modo di farci amicizia, con l’ansia: alla fine, è la compagna di viaggio più longeva. Devo fare in modo che dal nostro eterno conflitto scaturiscano parole, e frasi, e spazi.

Quindi cerco di non darle troppa voce, le offro un bicchiere di vino bianco, fresco e aromatico. Due patatine e qualche respiro profondo. Lei allenta la presa e mi dà un po’ di tregua.

Quindi mi preparo per uscire a cena, tubino nero e un po’ di tacco, capelli in ordine e via, pronta per la serata. In macchina la sento che sta per risvegliarsi dal torpore. Posso solo andare avanti e farla sedere al mio fianco. Gli altri parlano e ridono, io concentro la mia attenzione al tavolo di fianco a noi, vedo un quadro che conosco bene: i genitori non giovanissimi e quattro figli, tre maschi e una femmina, che scherzano e li prendono in giro. Soprattutto due dei tre ragazzi. L’atmosfera sembra molto allegra.

Per un attimo l’ ansia scompare, tutto scompare, rimaniamo io e quel tavolo, io che guardo quella scena che ho vissuto molte volte ma che non più essere. Eppure il ricordo non è nostalgia, ma calore, amore probabilmente.

È un attimo, poi torna tutto: ansia, ristorante, voci e risate. E forse è solo nel vortice che posso ritrovare le sfumature per il quadro che sto dipingendo, le parole del libro che sto scrivendo, le scelte per la vita che sto vivendo.

Siesta

Pubblicato: 12 agosto 2020 in 2020
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Il canto delle cicale è un piacevole sottofondo ai miei pensieri in questo momento tra il pranzo e il resto del pomeriggio; caldo e silenzio contribuiscono al mio rilassamento che potrebbe inesorabilmente portarmi verso un piacevole sonnellino… se io non fossi io, se riuscissi a rilassarmi senza troppo pensare…

Socchiudo gli occhi e vedo mio padre, nelle nostre chiacchierate con Giò piccolo, quando potevo immaginare ancora tutto diverso, il mio mondo carico di promesse e possiblità, quando non avevo capito già troppe cose…

Penso con insofferenza che ho ancora bisogno di aiuto, non mi piace sentire l’aria che respiro in dosi contate, che se mancasse un rifornimento non avrei risorse e potrei solo lasciarmi andare, chiudere gli occhi sperando di non farmi troppo male.

Rivedo quella gita, qualche giorno fa, in cui per la prima volta in assoluto ero io la più forte, che aspettavo, che porgevo la mano per aiutare chi era in difficoltà… Mi sono sentita grande e mi sono chiesta: è così che ci si sente quando si ha il totale controllo della situazione?

E il giorno dopo, camminando al mio ritmo, mi sono resa conto che è arrivato quel momento in cui la persona che per anni è stata aggrappata alla mia mano, che ho accompagnato, aspettato e rassicurato, oggi, che ha le spalle forti, non è detto che si volti a guardare se ho bisogno di lui, perché il suo sguardo è fisso in avanti, con energia e determinazione. Ed è una bellissima sensazione, pensare che sia tanto forte, nonostante tutto.

Vorrei che le cicale interrompessero questo flusso, sentire il corpo sempre più leggero, fluttuare morbidamente e sentire la speranza avvolgermi, caricarmi, trasportami. Incrociare quello sguardo, magari. Per cercare un altro viaggio. Il mio viaggio un po’ più perfetto.

Occhi aperti

Pubblicato: 9 luglio 2020 in 2020
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La notte è un tormento. Tutte le sensazioni sgradevoli tenute in qualche modo a bada durante il giorno esplodono nel buio in quella zona tra la testa e il cuore, danzando una violenta taranta che mi toglie il fiato restituendomi solo rabbia.

Risveglio dopo risveglio arriva l’alba, le ombre si placano e rientrano nei loro abissi, per qualche ora di pace. Arriva il sole. Devo tenere gli occhi aperti, impadronirmi della luce, tanta luce. Cammino, cercando di non abbassare lo sguardo: voglio farmi raggiungere. Le mie esplorazioni devono lasciare la loro traccia, incatenare quel loop di pensieri che, come sabbie mobili, non mi permette di andare avanti. Occhi aperti, cazzo! desidero ancorarmi alla realtà per vedere i sentieri, le tracce, le briciole di pane. Occhi aperti! Le emozioni sono più grandi, quando capisco come il mondo reagisce ai miei movimenti. Occhi aperti!

Ogni tanto mi distraggo, abbasso lo sguardo, annullo la realtà e sento l’ansia aprire quella porta, le ombre come sirene mi richiamano e io scivolo lentamente nel buio. Ma non è più come prima. Non procedo sconfitta senza meta. Sento la voce del vento ripetere come un mantra: “Apri gli occhi.. apri gli occhi..”. Basta poco, e sono di nuovo nel posto giusto, tanta luce intorno, sguardo nel mondo e qualche speranza. Ascolto le parole di chi accompagna il mio percorso. E ogni volta penso che mi piacerebbe tanto riuscire a vedere quelle risorse che vede in me. Vederle oggi, ora, subito. E viverle. Vivere.

Foto di Alexandr Ivanov da Pixabay

C’è sorriso e sorriso

Pubblicato: 23 giugno 2020 in 2020
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Spesso ci incontriamo la mattina. Qualche minuto, tante parole e poi via, ognuna nella sua vita. La guardo nella sua straordinaria bellezza, quella massa riccioli rossi che incorniciano un viso solare. L’inquietudine traspare ogni volta che parla, che mi fa intravvedere frammenti della sua storia. Che non è una storia di vittoria o di sconfitta, ma di una lotta che continua.

Abbiamo bisogno di sapere che andrà tutto bene, scordandoci che non è mai una meta, è solo una tappa. Camminiamo costantemente sull’orlo di un baratro, cosa positiva quando abbiamo le risorse, e le energie, per stare saldamente sul sentiero. Il problema è quando siamo soli e non vorremmo esserlo, siamo stanchi e non possiamo fermarci, non riconosciamo la strada e abbiamo perso la bussola.

Poi incontri un sorriso, che a ben vedere è molto simile al tuo, una porta d’accesso a un mondo che non è per tutti. C’è chi si accontenta e si ferma sulla soglia. Chi giudica e si disinteressa. Chi vede oltre, e apre uno spiraglio. Penso che le nostre sofferenze abbiano parole diverse. Che tu possa capirmi come io posso capirti. Che mi casa es tu casa, chica! E che forse un giorno potremo chiamarci: AMICHE.

Foto di Мария Ткачук da Pixabay

Alla fine del sogno

Pubblicato: 5 giugno 2020 in 2020
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Fino a qualche anno fa era l’acqua l’elemento costante nei miei sogni. Onde gigantesche, alte quanto grattacieli, navigli limpidi, acque torbide, lunga risacca, siccità… Oggi è la luce. Una bella luce. Tanta, piena, accogliente, mai accecante. Generalmente accompagnata da un affascinante gioco di chiaroscuri.

Ecco. E’ successo di nuovo, stanotte.

Devo uscire. Ho un appuntamento importante. Sono quasi pronta, gli ultimi dettagli mi fanno andare in camera da letto. Mi accoglie un’esplosione di luce e solo in un secondo tempo mi accorgo che c’è una donna sul mio letto, sdraiata a pancia in giù, con i piedi sul cuscino e allungata in diagonale, fisico mozzafiato, capelli scuri, ricci e lunghi. Non vedo la faccia, affondata tra le lenzuola. Guardo quel corpo, non riesco a trovare nessun difetto. Non so chi sia, perché sia nuda e perché sia sul mio letto. So che devo lasciarle mio figlio, perché io devo andare via e il mio appuntamento è veramente importante. La ragazza (la donna?) inizia a parlare, troppo piano e con la faccia ancora inaccessibile. Mi accuccio per sentire e mi rendo conto che è completamente pazza, che mio figlio sarebbe in pericolo, che devo fare una scelta che non mi piace. Sento che sto per soffocare, sento che non è giusto, che c’è qualcosa che mi ruba l’aria.. la vita?

Il risveglio “violento” di oggi è simile a quello di ieri, in cui rispondevo alla telefonata di un amico che mi aggrediva lasciandomi senza parole. E, ancora, senz’aria. Probabilmente succederà anche domani, in qualche forma più o meno simile. C’è una strettoia e la montagna sta franando. Di giorno tengo tutto sotto controllo, più o meno. Apro e chiudo finestre, ma l’aria non mi manca. E i danni sono limitati. Respiro e penso che troverò la strada. La notte, la violenza soffocata viene fuori, probabilmente quella parte sdraiata e pazza mi assomiglia molto, per l’ostinata tendenza a mantenere un equilibrio che potrebbe non farmi arrivare in tempo al mio importante appuntamento.

IMMAGINE: Foto di 250432 da Pixabay

I got it

Pubblicato: 1 giugno 2020 in 2020
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Foto di chiplanay da Pixabay

Una mamma passa un piccolo gelato al suo bambino di tre anni, forse. Il bambino, contento, fa un po’ il pagliaccio e mi strappa un sorriso. Mi ricorda scene vissute qualche anno fa, lo dico senza tracce di nostalgia. Ma una domanda mi rimane addosso: “Non torneresti indietro, anche solo per un attimo?”

No.

Emozioni, sentimenti, parole. Ci sto facendo i conti oggi. Ho ascoltato voci tenere e dure che mi hanno invitato a scoprimi di più. E io che ho sempre pensato di essere addirittura troppo nuda, ho fatto una fatica tremenda a capire. Ho dovuto abbassare le difese, rileggermi con più umiltà e cercare di vedere con lucidità le mie parole. Ho letto altri stili, altre parole, emozioni e sentimenti.

Ho capito quanto le sfumature rendono viva un’emozione. Che un gesto semplice, come una carezza, può diventare un’esplosione di sensazioni se immaginata, vissuta, sentita, istante dopo istante, lentamente, fotogramma dopo fotogramma, nella ricchezza di particolari che rendono unica una mano che sfiora un viso, il mio viso, provocando reazioni, emozioni e…

..sui sentimenti le cose si complicano. Oggi la mamma con il bambino e il gelato un piccolo graffio me l’hanno lasciato. Nello sguardo del bambino, nel sorriso della mamma, ho visto tracce di un amore incagliato in un abisso troppo profondo da esplorare, ora.

Nuvole, finalmente…

Pubblicato: 13 aprile 2020 in 2020
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Foto di Junior Peres Junior da Pixabay

Cielo azzurro, silenzio, uccellini, sbadigli. Temperatura piacevole. Energia positiva.

Pasqua, Pasquetta, lunedì, martedì o venerdì.. è tutto uguale. Mezza giornata è per me, mezza giornata per la casa e la famiglia. La sera sono stanchissima e mi chiedo perché. Non ha senso andare a letto troppo presto. Mi manca poter rubare qua e là quei dieci minuti di letto e dedicarli a me: non ci sono paletti, posso svegliarmi alle sei come alle dieci e non farebbe nessuna differenza. Nessuna metropolitana da perdere, nessun tram che, cazzo, non passa più (poi ne arrivano quattro tutti insieme, ma è già tardi).

E finalmente salgo, direzione normalità.. e non lo sapevo, non me rendevo conto, ma quanto mi manca, cavolo!

Quindi mi impongo dei paletti, seguendo le direttive: tenere la casa pulita, a modo mio. Fare movimento. Cercare delle idee. Non farmi risucchiare dalle dirette instagram, non troppo almeno. Buttare giù parole, il più possibile, qua e là. E cercare di andare avanti. Guardare tutti quei frammenti che ho scritto, tracciare una storia, finalmente. Perché è lì che sto andando. E’ un sentiero che percorro da qualche anno, senza troppa consapevolezza, all’inizio. Ma procedo instancabilmente verso un’unica direzione.

E’ che poi mi volto, e ho perso l’impronta del passo precedente, un vento amico scompiglia le tracce, per farmi andare avanti in libertà.

Aspetto la pioggia. Voglio che cambi qualcosa. E ora, finalmente, le nuvole.

Fisico bestiale…

Pubblicato: 30 marzo 2020 in 2020
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Photo by pawel szvmanski on Unsplash

Ancora ossessionata dalla bilancia, è una delle cose che non è cambiata mai. Ora, se vogliamo, è peggiorata. Perché sono tanto vicina al frigorifero, dal divano sei o sette passi ed è fatta.

Ma ho un personal trainer. Un implacabile personal trainer. Che sembra dimenticare di avere sedici anni lui, cinquanta tre io… Corsa, corda da saltare, piani da salire. Spazio box del condominio è l’improvvisata palestra, scala B, cinque piani. A volte terminiamo con la plank.

E’ terribile. Questa sensazione di portarmi comunque dei pesi ovunque, quando metto in azione il fisico. Mi assale SEMPRE un senso di goffaggine e inadeguatezza. Mi succede, per esempio, quando vado a camminare con gli amici in montagna. Cosa che adoro. Ho sempre il dubbio di non farcela, di rallentare tutti, di condizionare tutti, o di morire da un momento all’altro: di insufficienza respiratoria o dalla vergogna. Dipende dalle volte. Oppure mi succede quando mi trovo a camminare con un ritmo che non è il mio, anche in percorsi fatti e rifatti mille volte.

Il mio equilibrio perfetto non ha testimoni. Quando cammino da sola, al ritmo che si accorda al mio umore, alla musica che sto ascoltando, o al bisogno di silenzio assoluto, posso camminare ore, senza stancarmi. Veloce o lenta, verso una meta o persa in labirinti mentali, sorridendo o con una terribile voglia di urlare, cantando o grugnendo… Mi sento comunque bene.

Corri mamma! Non ce la faccio! Sì che ce la fai!!

E allora corro, salto, salgo fino al quinto piano. Sentendomi tutti quei chili che ho perso ancora tutti addosso, e mi controllo per capire se è un fantasma o verità. E’ lo specchio distorto della mia testa che ancora zavorra la mia vita. Poi mi raggiunge mio figlio, sudato e sorridente, a rinnovare l’appuntamento per domani. E penso che domani andrà un po’ meglio. Forse.

Dove esplode la meraviglia

Pubblicato: 28 marzo 2020 in 2020
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Spesa. Lista. Esco. Oggi è decisamente primavera. Cambia qualcosa? Il solito innaturale silenzio, poche anime, distanza di sicurezza.
Fila, poca: il pomeriggio i piccoli supermercati di provincia sono quasi deserti. Percorro i pochi corridoi due o tre volte, la mia lista è caotica, come me. Poi mi avvicino alle casse. Riguardo il mio elenco: preso.. preso .. preso … Ok, ho tutto!

Metto la spesa sul rullo della cassa (si chiama così??), tessera punti, inizio a riempire il mio sacchetto.

“Tutto bene?”. Non mi rendo conto subito che sta parlando con me. Non sono più abituata. Ma un tonfo al cuore mi risintonizza con la realtà. Sento che mi sto commuovendo. Rispondo con un entusiasta: “Si, grazie!! E tu?”. Mi parla qualche minuto, pago, saluto ed esco.

Ancora sotto shock. Perché mi sono resa conto di essermi arresa a questa quotidianità: siamo tutti qui, nello stesso posto, mai così lontani. Le traiettorie non si incrociano più. Sappiamo che ci sarà un giorno in cui non sarà più strano stare fuori. Salire in metropolitana,  con tutti i ragazzi che vanno finalmente a scuola, ed essere felice di tanto rumore, calore umano, troppo poco spazio per contenerci tutti. Perché tanta vita è di gran lunga più entusiasmante di questo angosciante vuoto.

Ho una gran voglia di stupirmi. Di sentirmi stravolgere da una meravigliosa normalità. Risistemare i piccoli pezzi di un puzzle che non vedevo nemmeno più. Cancellare gli sguardi diffidenti. Sorridere. Abbracciare. Entrare e uscire. E camminare, finalmente. Camminare. Oltre i duecento metri. Oltre i diecimila passi. Oltre questo maledetto virus!