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Dall’altra parte del vuoto

Pubblicato: 25 settembre 2020 in 2020
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La paura dà sostanza alle ombre trasformandole in un corpo distorto, gigantesco, minaccioso. Il vuoto è una cassa di risonanza, l’eco conferma la presenza dei fantasmi, il suono di passi troppo solitari aggrava, è come una benda sugli occhi che non fa capire la direzione, la velocità, il senso.

Io lo so: se non si addormenta la paura, se si accetta di lasciarla camminare con noi senza farsi schiacciare, si va avanti trascinando questa pesante zavorra che a volte toglie il fiato, che a volte obbliga a sedersi e aspettare.

Il tempo passa e la sensazione è di girare a vuoto, di buttare via ore, o giorni: incapaci di vedere, progettare, afferrare la vita.

Rassegnata ad andare verso un’unica direzione: il fallimento.

Il buio nasconde, non elimina.

A pochi passi dalla vetta, col respiro spezzato dall’ansia, convinta di non avere più energia, improvvisamente un lampo, che illumina tutto, e un tuono, che scuote fino alle viscere. E le lacrime che esplodono da chissà dove e finalmente escono, copiose e inarrestabili; parole compresse da troppo tempo rompono le catene e colpiscono dove devono colpire. Il mio corpo diventa sostanza, le ombre rimpiccioliscono fino a scomparire e la luce prende il sopravvento su tutto.

È l’altra parte del vuoto, dove conta quello che ho, dove vedo quello che è, dove non sono sola. E finalmente posso riposare… per poi ripartire…

Nuvole, finalmente…

Pubblicato: 13 aprile 2020 in 2020
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Foto di Junior Peres Junior da Pixabay

Cielo azzurro, silenzio, uccellini, sbadigli. Temperatura piacevole. Energia positiva.

Pasqua, Pasquetta, lunedì, martedì o venerdì.. è tutto uguale. Mezza giornata è per me, mezza giornata per la casa e la famiglia. La sera sono stanchissima e mi chiedo perché. Non ha senso andare a letto troppo presto. Mi manca poter rubare qua e là quei dieci minuti di letto e dedicarli a me: non ci sono paletti, posso svegliarmi alle sei come alle dieci e non farebbe nessuna differenza. Nessuna metropolitana da perdere, nessun tram che, cazzo, non passa più (poi ne arrivano quattro tutti insieme, ma è già tardi).

E finalmente salgo, direzione normalità.. e non lo sapevo, non me rendevo conto, ma quanto mi manca, cavolo!

Quindi mi impongo dei paletti, seguendo le direttive: tenere la casa pulita, a modo mio. Fare movimento. Cercare delle idee. Non farmi risucchiare dalle dirette instagram, non troppo almeno. Buttare giù parole, il più possibile, qua e là. E cercare di andare avanti. Guardare tutti quei frammenti che ho scritto, tracciare una storia, finalmente. Perché è lì che sto andando. E’ un sentiero che percorro da qualche anno, senza troppa consapevolezza, all’inizio. Ma procedo instancabilmente verso un’unica direzione.

E’ che poi mi volto, e ho perso l’impronta del passo precedente, un vento amico scompiglia le tracce, per farmi andare avanti in libertà.

Aspetto la pioggia. Voglio che cambi qualcosa. E ora, finalmente, le nuvole.

Dove esplode la meraviglia

Pubblicato: 28 marzo 2020 in 2020
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Spesa. Lista. Esco. Oggi è decisamente primavera. Cambia qualcosa? Il solito innaturale silenzio, poche anime, distanza di sicurezza.
Fila, poca: il pomeriggio i piccoli supermercati di provincia sono quasi deserti. Percorro i pochi corridoi due o tre volte, la mia lista è caotica, come me. Poi mi avvicino alle casse. Riguardo il mio elenco: preso.. preso .. preso … Ok, ho tutto!

Metto la spesa sul rullo della cassa (si chiama così??), tessera punti, inizio a riempire il mio sacchetto.

“Tutto bene?”. Non mi rendo conto subito che sta parlando con me. Non sono più abituata. Ma un tonfo al cuore mi risintonizza con la realtà. Sento che mi sto commuovendo. Rispondo con un entusiasta: “Si, grazie!! E tu?”. Mi parla qualche minuto, pago, saluto ed esco.

Ancora sotto shock. Perché mi sono resa conto di essermi arresa a questa quotidianità: siamo tutti qui, nello stesso posto, mai così lontani. Le traiettorie non si incrociano più. Sappiamo che ci sarà un giorno in cui non sarà più strano stare fuori. Salire in metropolitana,  con tutti i ragazzi che vanno finalmente a scuola, ed essere felice di tanto rumore, calore umano, troppo poco spazio per contenerci tutti. Perché tanta vita è di gran lunga più entusiasmante di questo angosciante vuoto.

Ho una gran voglia di stupirmi. Di sentirmi stravolgere da una meravigliosa normalità. Risistemare i piccoli pezzi di un puzzle che non vedevo nemmeno più. Cancellare gli sguardi diffidenti. Sorridere. Abbracciare. Entrare e uscire. E camminare, finalmente. Camminare. Oltre i duecento metri. Oltre i diecimila passi. Oltre questo maledetto virus!

(senza) speranza

Pubblicato: 28 luglio 2019 in 2019
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“È che io voglio solo morire. È tutta la vita che cerco il posto ideale, il momento giusto… è tutta la vita che voglio solo morire”.

La serata è calda. Osservo quegli occhi per capire quanto sostengono parole così pesanti. Chiedo un limoncello, è forte e per un po’ viene in mio soccorso, attenua l’ansia sulla mia vita e tira fuori le parole… ‘Che cazzo stai dicendo??’. La banalità è sempre in agguato, quando hai davanti una persona che si è trascinata per tutta la sua esistenza cercando solo il coraggio di morire. Me ne frego, e tento di inculcargli un po’ di speranza.

“Sai cosa vorrei, però? Vorrei amare ed essere amato. So che non succederà. Non ho niente da offrire.” Non ho più pazienza. Me ne rendo conto e conto fino a 10, vorrei proseguire fino a 100.. a 1000… vorrei avere qualcuno che condivida la mia di ansia, che riempia questo momento di vuoto facendomi semplicemente ridere.

Chi sono io per dirti che se cambi atteggiamento, abbassi le difese, accorci le distanze, sorridi e eviti di trascinare ovunque il peso di questo fallimento… ecco… forse potrebbe essere tutto diverso? Chi sono io per parlarti della vita come se fosse così semplice modificarne la traiettoria… chi sono io?

Non ti posso aiutare, mi spiace. Ho già il mio di vuoto, con cui fare i conti. Reagisco, sorrido e vivo. Ma la notte mi accascio sul divano, mi giro e mi rigiro per ore, mi arrendo alla televisione perché non voglio prendere quelle goccine, tanto vicine e invitanti, ma voglio farcela da sola…….

Sto vivendo di piccoli voli, più o meno condivisi, ma alla fine le maglie sono troppo larghe e le persone passano e vanno. Io non ti posso aiutare.  Lo devi fare tu, come tutti quelli che decidono di vivere.

Ho inseguito farfalle colorate

Pubblicato: 23 maggio 2019 in 2019
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La mia serata è arrivata: totale libertà, cena procurata al rientro, due chiacchiere affettuose.. nessuna regola, nessuna incombenza…

Appena atterrata sul divano, in cazzeggio libero, la tua faccia strana, occhi lucidi e il poco rassicurante: “Spegni tutto, ti devo parlare”. Sento i primi sassolini di una frana che a breve ci sotterrerà, cerco invano una via di fuga, ti sorrido comunque…. “dimmi tutto”

Respiro. Ascolto. Ti consolo. Tengo a freno quel sottofondo di rabbia. Vedo tutto complicarsi con impennate di sconforto, scontri inevitabili, desolazione. Voglio che tu sappia che sarò sempre dalla tua parte.

Rimango da sola. Penso. Mi sembra tutto tanto lontano, improvvisamente. Con quale forza posso riordinare questo casino? Ho inseguito farfalle colorate, pensavo fosse un mio diritto; riappropriarmi delle emozioni, respirare desideri lontani e dimenticati; giocare al di fuori di tutto, perché so come ci si sente dentro, e dentro non ci voglio più stare. Ma se il prezzo lo paghi tu, allora no.

Di nuovo la notte, dormo poco e male, l’affluenza costante di domande, direzioni opposte, sensi di colpa, è l’uscita di questa giornata tanto bella e tanto brutta. L’alba mi accoglie rassicurante: hai tutto il giorno, svuota la testa e sorridi.

Riparto.

PS: ho appena ricevuto una notizia bellissima… that’s the way it is…

La solita musica

Pubblicato: 14 maggio 2019 in 2019
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“About that Smile” by MTSOfan is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Parlo col figlio che mi dice che no, con lui proprio non ci parla. Poi arriva il padre: altre parole, stesso significato. Soliti discorsi, solite parole, solita musica. Penso alle parole che potrei dire all’uno e all’altro ma anche nel mio caso sono parole già dette, trite e ritrite.

Quindi esco per esplorare il terreno: chissà se nei miei passi è visibile quella strada che sto cercando da un po’. Mi fermo, chiudo gli occhi e mi vedo accompagnata davanti a uno specchio, completamente nuda, con qualcuno che mi guida alla scoperta della bellezza, quella bellezza che continuo a rifiutare, accecata dai difetti.

Poi penso alla successione di eventi che ha portato nella mia vita meravigliose esperienze che mi stanno conducendo semplicemente oltre: oltre la mia storia, oltre la mia esperienza, oltre le mie paure. Forse oltre quella cosa chiamata talento. Sicuramente oltre a queste cinque parole: “Io non lo so fare”.

Perché quelle cinque parole sono state la catena che mi ha impedito di volare. Oggi non significano più niente, sono una lingua sconosciuta, dimenticata. Oggi vale l’esperienza. Vedere la porta che mi permette di scappare e ignorarla, misurarmi completamente e accogliere parti di me mai viste.

Mi sento speciale. Non è tutto perfetto, anzi. Ma è tutto veramente straordinario. I livelli di esplorazione sono molti, gli stimoli infiniti. Un giorno sarò completamente io, per tutti. E la solita musica sarà, spero, un sottofondo impercettibile. Troverò quello specchio e vedrò quella bellezza. Difetti compresi.

Sogno di una domenica di festa

Pubblicato: 21 aprile 2019 in 2019
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Mi sveglio presto, ultimamente. Succede, quando c’è fermento.

Tra l’altro, mi piace molto, come ho già scritto in altre occasioni. Sono io, il silenzio della casa, Romeo che mi raggiunge per farmi compagnia e la chiassosa natura fuori dalla finestra. Stop.

Oggi, dopo colazione, dal divano è partito un sogno.

Ho sognato che avevo un appuntamento importante. Lontano, da qualche parte. Che mi accompagnavano un ex politico romano e Giovanni. Solo che il percorso era difficilissimo, come succede nei sogni. Sapevo, e questo era chiarissimo, che in qualche modo saremmo arrivati. In tempo. E che il mio mondo attuale era irraggiungibile: smartphone scarico e niente per caricarlo. Ma andava bene così.

Ho sognato un padre che si sveglia sorridente, saluta tutti, soprattutto suo figlio. Che si augurano ‘Buona Pasqua!’ e che magari progettino qualcosa da fare insieme.

Ho sognato che la conversazione di ieri, con ricattino finale, non sia mai avvenuta. Perché ogni giorno spero che qualcuno capisca che non sono così idiota, che non è più così facile legarmi le caviglie per fermare il mio viaggio.

Dove mi trovo oggi è difficile capirlo, talvolta anche per me. Né desidero avere troppi compagni di viaggio. Perché voglio la più ampia libertà possibile che mi permetta di vedere, essere, vivere. Veramente.

Ho sognato una scena che ho vissuto tante volte, da adolescente, a Padova. La domenica mattina a casa di una delle mie più grandi amiche, dove spesso mi fermavo a dormire. A questo punto mi sono svegliata. Con un po’ di nostalgia per quel mondo lontano e un pensiero: come sarebbe ripartire da là, con la consapevolezza di oggi? scoprire in quanti specchi ho visto l’immagine distorta di me, credendoci; fare la pace, finalmente. E scorgere tutte quelle sfumature nascoste. E sentire un lontano PUM PUM… che cresce, diventa sempre più forte. Quel battito che urla l’urgenza di vita: ora. Da ora in poi.

Il (mio) segno

Pubblicato: 16 aprile 2019 in 2019
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Una bambina si guarda intorno. È estate. Una sera qualunque. Al mare. Nel luogo di sempre.

Il mondo adulto lo vede per quello che riesce a capire. Probabilmente sentire tutta quell’allegria tra “i vecchi” è rassicurante. Ma nello stesso tempo un pensiero la rattrista. Ha come l’impressione che c’è un punto, nella vita, in cui si possa mollare il timone: le decisioni sono prese, il destino segnato. Si va avanti, semplicemente.

L’idea di tutte quelle decisioni da prendere la angoscia. Ma ancora peggio è quella prospettiva di “seguire la corrente”, perché.. se ci fossero degli errori… dei ripensamenti… sarebbe impossibile tornare indietro.

La corrente sarebbe quella… imperfetta… ma, nella sua testa (chissà perché), se la deve tenere.

“Sai perché ho svuotato tutti gli scatoloni tranne uno?”

Dimmi.

“Ho bisogno di non sentirmi definitivamente stabile. Ho bisogno di sapere che una parte di me è pronta a ripartire da un momento all’altro.”

Ognuno ha una strategia per viaggiare fianco a fianco al suo piano B. Per me è il disordine: mi impedisce di vedere dei confini definiti. Non so nemmeno bene quanti vestiti ho veramente, della giusta taglia. Quante penne scrivono ancora. Quanti libri ho parcheggiato in attesa della giusta sintonia.

In tutte queste sfocature c’è la Vita. Ci sono le possibilità mai esplorate. Ci sono i riflessi di un’anima che sta nascendo veramente.

E in questo viaggiare disordinato sto tracciando dei segni invisibili, incomprensibili, miei. Per apprezzare definitivamente la mia di corrente, estremamente imperfetta ma totalmente MIA.

Ma tu cosa vuoi, veramente?

Pubblicato: 5 aprile 2019 in 2019
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vita

Visualizzo. Un ambiente stracolmo di palloni di tanti colori e diverse dimensioni. Io in mezzo. Per procedere, come nei giochi, devo far scoppiare i palloni. Colori uguali e contigui scoppiano insieme. Dopo ogni esplosione mi muovo anch’io, disordinatamente.

Ecco.

Così procedo, compiendo traiettorie indefinite, facendo passi di cui non sempre sono consapevole. La direzione si modifica da sola. E va tutto bene, credo. Perché le questioni aperte in cui mi sto impegnando sono tante (troppe?) e tutte così importanti che se mi fermo a pensare mi manca il fiato.

Ripeto: va tutto bene? credo di si…. Se non fosse che oggi, mi si stampa in testa questa domanda. Semplice. Banale. “Ma tu cosa vuoi veramente?” veramente.. cosa voglio… voglio tutto! Voglio quella casa che ho chiara nella mia testa, nell’architettura e nei graffiti che distinguono gli ambienti. Nell’atmosfera che vorrei intorno. Nella persona che vorrei vedere allo specchio. E quella che si sveglia la notte e vive cose diverse, impensabili. Voglio tutto. Il più presto possibile.

Metropolitana. La mattina è mia. Programma: camminare, per ore. Da sola. L’itinerario è suggestivo, la musica stimolante, il fisico a posto.

La mia settimana nera, alla fine si è conclusa. Ho perso: fiducia, persone, un po’ di speranza.

Avrei voluto avere un posto altrove, un rifugio, un angolo di pace, per fermare tutto. Anche se, alla fine, passando al setaccio gli eventi, in ciò che è rimasto ho trovato qualche risposta importante.

Sale una bionda. Né giovane né vecchia. Perfetta in tutto. Nell’abbigliamento, credo: non mi vestirei mai così, ma da tutti i singoli eccessi esce una generale armonia. Capelli: una cascata di boccoli ineccepibili. Trucco: forte ma non volgare.

Si specchia tutto il tempo nel riflesso della porta. Sistemandosi ossessivamente i capelli. Si libera un posto. Si siede. Tira fuori dalla borsa uno specchio e continua la sua ricerca del ricciolo ideale.

Sono rapita. Non riesco a toglierle gli occhi di dosso. È il mio opposto assoluto. Mi affascina totalmente.

Devo scendere. Lascio la bionda ai suoi boccoli e ritrovo i miei pensieri. Io non ho più voglia di sistemare, questa è la realtà. Ho solo bisogno di camminare. E andare avanti. E avanti. Avanti.