Il (mio) Natale

Pubblicato: 22 dicembre 2018 in 2018
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Non molto tempo fa, la persona che ero passeggiava tra itinerari rassicuranti e montagne di abitudini che ora riesco a inquadrare come catene ma che rendevano, allora, accettabile la mia vita.

Il calendario scandiva le giornate i mesi gli anni, e io aspettavo il momento in cui avrei potuto essere felice.

Facevo le cose che andavano fatte, perché da sempre si fanno, e zittivo la tristezza che sentivo nel fondo della mia anima.

2018. È arrivato il Natale, anche quest’anno. E per la prima volta non ho fatto quello che andrebbe fatto, perché da sempre si fa: scendere in cantina, programmare quei due o tre viaggi su e giù, riempirsi di scatole e sacchetti e ricomporre l’albero, riempirlo, illuminarlo. Tirare fuori tutto. Spargere qua e là richiami. Presepe. Ghirlanda alla porta. Calze vuote. Oro. Rosso.

Accendere le luci dell’albero e sentire l’effetto che fa. Far partire la compilation su Spotify e osservare. Panoramica.

Posso dirlo? È il (mio) Natale migliore! Senza simboli e pupazzetti, campanellini e brillantini. È una scelta: festeggio la vera nascita, della mia vita che assomiglia ogni giorno di più a quella che voglio. Un Natale di sostanza, poca apparenza. Le aspettative non sono più campate in  aria, ma hanno radici ben piantate e attendono il tempo giusto per germogliare.

Ho incontrato e accolto persone che hanno saputo portarmi verso i miei confini per farmi guardare oltre e scoprire che c’è molto di più. Che posso molto  di più. Che voglio molto di più.

Ed è lì che mi porterà il viaggio. Frantumare le convinzioni e le convenzioni, le idee e i non posso. Accettare i rischi e le prove. E viaggiare. Andare. Scoprire. Rinascere.

Buon Natale, qualunque sia.

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commenti
  1. Romano Borrelli ha detto:

    Nasciamo ogni giornoecosi dovrebbe essere per 12 mesi, Anche ad agosto, Lucio, sotto l’ombrellone o in montagna o a cada, senza luci. Mi piace il tuo scritto.Un abbraccio.

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    • viaggioimperfetto ha detto:

      Così dovrebbe essere. Ci sono momenti in cui la necessità di rinascita diventa un’esigenza primaria. Ecco. Questa è la mia fase. E la vita, fortunatamente, mi viene dietro. Grazie. Del complimento e del l’abbraccio. Che ricambio.

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